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"Laissez - faire" di Tommaso Lai

Una volta percepito e acquisito il messaggio lanciato dalle voci dei personaggi di “Inside Job”, film/documentario proiettato alcune settimane fa nel nostro istituto e improntato all’analisi delle dinamiche economiche scatenanti la crisi del 2008, ho deciso di pormi una domanda: “Come è possibile che banche di investimento, conglomerati finanziari e agenzie di rating abbiano speculato e lucrato a tal punto da scatenare una crisi e quindi una recessione mondiale, pur sapendo di andare in contro ad un disastro economico definibile come un “Armageddon”?Nel capolavoro di Charles Ferguson, vengono evidenziati i passaggi chiave che hanno portato consequenzialmente ad una situazione, in cui agenzie finanziarie e banche d’investimento, si sono trovate libere di agire senza alcun tipo di limite imposto. Una legge americana emanata nel periodo post-depressione (1933 – 1934) impediva che le banche d’investimento con depositi dei consumatori potessero cadere nelle trappole degli investimenti rischiosi, cosi da tutelare i soldi dei cittadini. Alla fine degli anni novanta questa legge venne abrogata, allentando il guinzaglio che teneva legate le dinamiche macroeconomiche all’ancora di sicurezza. Il continuo lucrare e arricchirsi da parte di questi giganti del mercato internazionale portavano ad una evidente destabilizzazione del mercato stesso. Con la “deregolamentazione”, quasi tutte le restrizioni varate precedentemente dal governo, con il solo scopo di limitare gli affari (per rendere il mercato sicuro e il più potenzialmente stabile possibile), vennero abolite incentivando le operazioni di mercato, lasciando libero sfogo ad ogni tipo di attività fraudolenta e speculativa e con il solo intento di incrementare il patrimonio personale. Questo modo di pensare l’economia in senso lato, tipica dell’economia classica di Adam Smith, ha trovato come esponente di massimo rilievo Alan Greenspan, nonché portavoce ed estremista del più sfrenato liberismo economico e guardacaso segretario della Federal Reserve ovvero la banca centrale degli Stati Uniti. A spada tratta difendeva il liberismo dicendo: “L’azione del singolo, nel proprio interesse, sarebbe sufficiente a garantire la prosperità economica della società”. Io non sono nessuno e tanto meno cerco di istruire qualcuno in una materia della quale ho una conoscenza pressochè sufficiente, ma mi sembra necessario stigmatizzare l’ideologia del “Laissez – faire, laissez – passer” (lasciate fare – lasciate passare) volta ad una totale estraniazione dello Stato negli affari di mercato. Quando scoppiò la crisi del 29’, screditando le teorie economiche dei classici (quindi Smith) secondo le quali il sistema economico internazionale era regolato da una “mano invisibile”, che permetteva l’autoregolamentazione senza interventi esterni, Rooslvelt con John Keynes, avviò un piano di riforme mirate al recupero del sistema economico e con l’obbiettivo di iniziare una “ripresa”. Ciò avvenne, ma non lasciando che il mercato operasse da solo, grazie alla triplice azione della “mano invisibile”, bensì grazie alle teorie keynesiane sostenitrici dell’idea di dover stimolare la domanda attraverso un aumento della spesa pubblica. Ed è questo che fa capire come il mercato non si possa autoregolare e come noi stessi uomini non ci possiamo autoregolare. Senza leggi saremmo solo animali che si sbranano a vicenda, che si uccidono, non saremmo uomini. Il mercato è una proiezione ingrandita e astratta derivante dall’uomo, e come tutto ciò che è intrinseco dell’uomo, deve essere limitato, frenato, aggiustato e migliorato. Ciò che di più squallido emerge dalle riprese di “Inside Job” è la totale non curanza delle regole morali, delle leggi, e il totale qualunquismo nei confronti dello Stato e di tutto ciò che dà la possibilità agli uomini di chiamarsi tali. Non peraltro l’arricchimento, come la droga e il gioco d’azzardo risulta un fenomeno che causa assuefazione, certificato e analizzato da neuropsichatri, trasformando dei semplici uomini in schiavi del loro stesso male, il male del “laissez – faire”.

Tommaso Lai





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