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La scuola la sera: "Inside job" di Stefano Rovelli

Venerdì sera ha avuto inizio un progetto ambizioso, un progetto che si propone di costruire una coscienza critica tra gli studenti attraverso un percorso di assemblee e incontri nella nostra scuola. Convinti del fatto che per migliorare la società in cui viviamo sia innanzitutto necessario comprenderne i meccanismi, abbiamo deciso di iniziare questo cammino con la proiezione di un film sull’origine della crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti nel 2008. Crisi da cui deriva, come è noto, quella crisi mondiale che ancora oggi segna drammaticamente la vita di centinaia di milioni di persone.Oltre alle oscure dinamiche del mercato finanziario mondiale, quello che viene descritto dal film premio Oscar “Inside Job” è un sistema fondato su un’esasperata ricerca del profitto in cui anche le migliori forze intellettuali sono spesso asservite ai potentati economici.Ciò che ha maggiormente colpito gli studenti presenti può essere riassunto in due punti che riguardano anche la realtà italiana: il ruolo delle agenzie di rating (cioè di quelle società che valutano la solidità del mercato finanziario) e quello degli intellettuali.Infatti, sebbene in Italia la mistificazione mediatica continui a difendere l’idea che dalle valutazioni di tali agenzie dipenderebbero la vita e la morte del nostro Paese, “Inside Job” ne denuncia il carattere fazioso, legato a doppio filo agli interessi economici delle banche d’affari. Non tutti forse sanno, infatti, che le banche di investimento pagavano le agenzie di rating per avere la tripla A (voto che indica la massima stabilità possibile sul mercato finanziario); cosicché, solo pochi giorni prima di fallire, queste banche venivano ancora valutate come solide e affidabili. Tutto ciò dovrebbe metterci in guardia da chi oggi in Italia vorrebbe che le nostre politiche economiche fossero condizionate dalle valutazioni di queste agenzie, che non guardano all’interesse collettivo ma al profitto privato. Da un altro lato viene messa in evidenza la subalternità degli intellettuali al capitale finanziario. Molti accademici (insigni professori di Harvard, della Columbia e delle migliori università americane), infatti, furono tra i principali sostenitori e consulenti delle politiche economiche di quelle società finanziarie che portarono al disastro del 2008. Chi non assecondava l’accumulazione di capitale veniva marchiato come "anti progressista". Esemplificativo è il caso del noto economista, Raghuram Rajan, capo economista del FMI (Fondo Monetario Internazionale),che già nel 2005 aveva avvertito le principali società finanziarie dei rischi delle proprie attività ma che venne serenamente ignorato. Pertanto, come anche l’esperienza di governo italiana appena conclusasi dovrebbe insegnarci, non basta essere “professori” o “tecnici” per incarnare la voce della verità.Questo è l’importante messaggio che Inside Job ci lascia: porci sempre con spirito critico rispetto alla realtà che ci circonda tenendo sempre in massima considerazione gli interessi economici che muovono il nostro mondo.

Stefano Rovelli





Tag: Inside job - scuola la sera - crisi - 2008 - film -






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